Ariel Gonzalez Photographer

 
 

Esistono immagini prepotenti che elargiscono metafore, ed immagini, che al solo presentarsi, conservano i veritieri conflitti del malessere umano. Sicuramente, Ariel Gonzalez, è un giovane fotografo, ma, restando incantati dai suoi bianco e nero, si ha la sensazione di nascondersi in quell'autunno che è l'esistenza del tempo, la vera discussione che ha ed è radice di quell'incantato seme che sa svilupparsi in un qualsiasi territorio.

E' una nota jazz, libera, fertile, determinatamente emotiva, e vive in quell'universo creativo che ha regole foderate di tatto ed elegante esasperazione all'autocritica.

Ricordo i suoi primi scatti, rigorosamente a colori, gli stessi, che negli anni lo hanno reso vittima di quell'assenza creativa e di quella teatralità che necessita il colore. Talvolta, riproporre il proprio vissuto e nasconderlo dalla coerenza del colore, ha ricomposto e maturato quello che lo sguardo è abituato ad osservare.

Il bianco e nero è la sua realtà, la domanda a quelle risposte che la vocina di ogni artista cerca di soddisfare.

Il suo portfolio si avvale di piccoli reportage; viaggi, ritratti, esperimenti di luce e da ironiche censure nate dalla quotidianità che si rifanno ad uno dei fotografi, da lui più stimati: Elliott Erwitt. Ogni giorno è una nuova stagione, e la continua metamorfosi dei suoi soggetti ha determinato la sua passione per i paesaggi marchigiani e per i preziosi scatti di Mario Giacomelli, che segue da qualche tempo.

R.I.


 

benvenuti nel mio mondo

"Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria

col suo marchio speciale di speciale disperazione

e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi

per consegnare alla morte una goccia di splendore

di umanità di verità"


Fabrizio De Andre

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